L'INGIUSTO PROCESSO AL GESÙ DI SCORSESE

film documentario

durata 80 minuti

prodotto da
Odissea Cinema

scritto da
Pierluigi Di Pasquale
Cristiano Gazzarrini

Tratto dall’omonimo libro edito da Baldini+Castoldi

“Il mio film descrive Cristo come completamente divino e al tempo stesso completamente umano, solo così infatti la sua crocifissione ha un senso, se Gesù fosse solamente divino e non capace di provare le sensazioni di un uomo non proverebbe nessuna sofferenza nella crocifissione, e non avrebbe nessun valore per l’umanità. Il mio film è profondamente religioso e rispettoso della cristianità, ma non è stato capito.”

Martin Scorsese

L'IDEA

Tanti film della storia del cinema hanno avuto una genesi complicata e rocambolesca, ma pochi hanno suscitato una polemica così accesa per l’audacia della loro visione ancor prima di essere prodotti, come nel caso de L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese; il film più boicottato e preventivamente condannato dai cristiani conservatori. La diatriba si acuì a tal punto che ci furono manifestazioni violente di fanatici che squarciarono gli schermi e bruciarono le pellicole, arrivando a incendiare i cinema dove veniva proiettato, come il Saint Michel di Parigi. Nonostante la controversia sulla presunta blasfemia dell’opera, il film fu inserito nel programma della Mostra del cinema di Venezia del 1988 dal direttore di allora Guglielmo Biraghi, che affermò di considerarlo “un film molto cattolico”.

L’ingiusto processo al Gesù di Scorsese è un documentario che racconta la travagliata storia del film di Scorsese in occasione del quarantesimo anniversario de L’ultima tentazione di Cristo e della sua discussa presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia.

Il film documentario fa parte di un progetto cross-mediale che comprende anche il saggio L’ingiusto processo al Gesù di Scorsese di Pierluigi di Pasquale edito da Baldini+Castoldi e il restauro della pellicola in collaborazione con la Cineteca di Bologna.

MECCANISMO NARRATIVO

Il documentario è costruito come un processo simbolico, in cui l’opera e il suo autore siedono sul banco degli imputati. A confrontarsi, una platea divisa tra accusatori e difensori: da un lato, coloro che all’epoca denunciarono il film come opera blasfema, scandalosa e offensiva per la fede cristiana; dall’altro, intellettuali, critici, teologi e cineasti che ne colsero la profonda dimensione spirituale e cristologica. Il racconto si muove tra testimonianze, documenti, lettere e immagini di repertorio, per far emergere la complessità della vicenda che ha scosso il mondo religioso e cinematografico degli anni ’80, interrogando anche il nostro rapporto con la libertà di espressione e la fede.

“Tutto ciò che Cristo aveva di profondamente umano ci aiuta a comprenderlo, ad amarlo e a seguire la sua Passione come se fosse la nostra. Se egli non avesse questa calda umanità non potrebbe toccarci il cuore con tanta sicurezza e tenerezza, e non potrebbe diventare un modello per la nostra vita”

Nikos Kazantzakis

Martin Scorsese fu colpito dallo straordinario romanzo L’ultima tentazione di Nikos Kazantzakis, il maggior scrittore greco del Novecento, la cui opera venne inserita nell’Indice dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica, e dette il via alla sua persecuzione da parte della Chiesa ortodossa che, quando morì, non permise la sua sepoltura in terra consacrata. La sceneggiatura scritta dal calvinista Paul Schrader e il progetto del cattolico Scorsese provocarono l’indignazione dei cristiani più oltranzisti perché avrebbe raccontato un Gesù lontano dall’ agiografia e dal dogmatismo delle versioni più convenzionali; un Messia che non è dispensato da interrogativi e difficoltà, ed è anzi tormentato da paure e incertezze esistenziali. La straordinaria umanità di questo Gesù rappresentava per gli autori l’aspetto fondamentale per far comprendere l’entità del sacrificio che ha compiuto, mentre per i cristiani integralisti si trattava di una blasfemia, e ostacolarono la realizzazione del film con una valanga di lettere spedite alla Paramount e feroci proteste attraverso i media. Il clima si esasperò a tal punto che nel 1983, a quattro giorni dal primo ciak e nonostante cinque milioni di dollari già spesi, la casa di produzione cedette alle pressioni e annullò il progetto.

Scorsese non si arrese e, dopo cinque anni di vicissitudini, riuscì a realizzare il suo tanto desiderato film su Gesù, ma le proteste non si fermarono. In molti Paesi la distribuzione del film non fu neanche autorizzata; in altri ci furono manifestazioni violente di fanatici che squarciarono gli schermi e bruciarono le pellicole, arrivando a incendiare i cinema dove veniva proiettato. La controversia sulla presunta blasfemia dell’opera proseguì anche in Italia, fino al raggiungimento di un climax, quando L’ultima tentazione di Cristo fu inserito nel programma della Mostra del Cinema di Venezia dal direttore di allora Guglielmo Biraghi, che affermò di considerarlo “un film molto cattolico”. Ad alimentare le polemiche ci fu persino una denuncia per vilipendio della religione di Stato. Arrivò anche la condanna ufficiale della CEI, che, con un atteggiamento da “Sant’Uffizio”, chiese ai fedeli di non andare a vedere un film che giudicava “inaccettabile e moralmente offensivo”. Fortunatamente, la denuncia fu archiviata dalla Procura della Repubblica di Venezia e molti autorevoli intellettuali e critici cinematografici furono concordi nel difendere l’onestà delle intenzioni di Scorsese. Lino Miccichè arrivò a considerare il film uno dei più incandescenti atti di fede che il cinema americano avesse mai prodotto. Anche Tullio Kezich su «la Repubblica» ne prese le difese, ipotizzando che un’opera come questa potesse avvicinare alla fede.

Il documentario racconta la travagliata storia del film attraverso materiale di repertorio e interviste inedite a testimoni d’eccezione che si alternano come in una sorta di processo all’opera di Scorsese. Le autorità religiose di oggi non sono certamente le stesse degli anni Ottanta del secolo scorso, e potrebbero anche biasimare i comportamenti e le dichiarazioni dei cristiani più intransigenti di allora, come è già avvenuto per molte altre questioni del passato. Pertanto l’intenzione del progetto non è quello di criticare le istituzioni, quanto di fare una puntuale ricostruzione storica alla luce di una visione profondamente cristiana di cui il film si è sempre fatto portatore. È sufficiente ricordare che già nel 2012 fu organizzata una rassegna cinematografica dall’ACEC in collaborazione proprio con la CEI, nella quale fu inserito anche L’ultima tentazione di Cristo.

NOTA DEGLI AUTORI

La colpa e la redenzione sono i poli tematici presenti in quasi tutti i film del regista italoamericano; è evidente come la formazione cattolica abbia profondamente influenzato tutta la sua filmografia. Da giovane Scorsese tentò anche la via verso il sacerdozio andando a studiare in seminario. Ma il regista non accetta acriticamente il pensiero teologico canonico e affronta i temi religiosi con un’ottica sentitamente personale, grazie alla sua notevole conoscenza della materia. Scorsese è un cineasta con una profondissima fede, che più della verità ama la ricerca della verità; può essere considerato un eretico, ma nella sua accezione più positiva.
Di recente il regista ha annunciato di voler rispondere a un appello di papa Francesco girando un nuovo film su Cristo. Come per altri progetti di Scorsese, non è certo che si concretizzi a breve questo suo desiderio. Tuttavia, il regista italoamericano ha già rappresentato Gesù, come ha chiesto il Pontefice, con la “genialità di un linguaggio nuovo”, quasi quarant’anni fa, realizzando L’ultima tentazione di Cristo. Pertanto questo film andrebbe riproposto nelle sale cinematografiche, per una nuova accoglienza più ospitale e consapevole.

IL FESTIVAL DEL 1988

Venezia 1988. Alla 45ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, diretta da Guglielmo Biraghi, il film L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese arriva già accompagnato da un’ondata di polemiche. La Conferenza Episcopale Italiana emette un comunicato ufficiale in cui invita i fedeli a non vedere il film, definendolo “moralmente offensivo”. I giornalisti dei quotidiani cattolici e filocattolici parlano di deliberato attacco alla fede cristiana. Il regista Franco Zeffirelli, autore del celebrato Gesù di Nazareth, chiede pubblicamente che il film venga ritirato dalla selezione. Alcuni politici democristiani minacciano interrogazioni parlamentari. L’avvocato Pietro Bianco presenta una denuncia per vilipendio della religione di Stato, subito archiviata dalla Procura. A Venezia si radunano gruppi di cattolici integralisti che recitano il Rosario in Piazza San Marco e distribuiscono volantini contro il film.
Biraghi, però, difende la scelta con coraggio, definendo l’opera “profondamente cattolica”. Dentro e fuori le sale si respira tensione. L’ultima tentazione di Cristo diventa il fulcro di un confronto infuocato tra censura e libertà artistica, tra dottrina ufficiale e ricerca della verità.